Abilitazioni

Messa a Terra

Le norme prevedono che la resistenza elettrica esistente tra l'impianto ed il terreno sia al di sotto di un valore limite coordinato con il valore dell'interruttore differenziale con il maggior valore di corrente d'intervento (il valore di 20 ohm, indicato dall'articolo 326 del D.P.R. 547/55 è da ritenersi superato in quanto la legge del 1968 prevede il riconoscimento della regola dell'arte alla normativa CEI che obbliga invece a coordinare il valore dell'impianto con il valore della corrente di intervento dell'interruttore differenziale) e che questo valore venga misurato ad impianto realizzato per poterne dichiarare la conformità.

Per potere ricontrollare in qualunque momento la corretta funzionalità del sistema, devono essere previsti in corrispondenza dei nodi equipotenziali e/o dei dispersori, dei punti di sezionamento ispezionabili dove potere collegare le apparecchiature di misura.

La messa a terra va oltre il semplice collegamento con un cavo, ma è qualcosa di più complesso e richiede competenze progettuali specifiche. Si tratta infatti di mantenere equipotenziali le strutture anche in caso di forti correnti impulsive dovute per esempio alla caduta di fulmini. Per questo motivo i diversi impianti presenti in un edificio, elettrico, idraulico, del gas, di riscaldamento ecc, devono essere tra loro coordinati.

Luoghi di Esplosione

Tutte le aziende che utilizzano sostanze che in qualche modo possono creare atmosfere potenzialmente esplosive, sono OBBLIGATE, ai sensi del Decreto Legislativo 233/03, a procedere alla classificazione delle aree potenzialmente pericolose.

La nuova direttiva ATEX europea 99/92/CE recepita in Italia con il D. Lgs. 12 giugno 2003 n. 233, ha modificato e integrato il D. Lgs. 626/94 e ha come obiettivo quello di stabilire le prescrizioni minime per la sicurezza e la salute dei lavoratori esposti al rischio di esplosione.

Si ha rischio di esplosione ogni qualvolta a condizioni atmosferiche sostanze infiammabili allo stato di gas, vapori, nebbie o polveri si miscelano con l'aria e, dopo l'accensione, la combustione si propaga all'insieme della miscela incombusta. Si intuisce quindi che il campo di applicazione è vastissimo in quanto riguarda tutte le aziende nelle quali esiste il rischio di formazione di miscele che possono provocare un'esplosione.

Nei casi in cui esista il rischio di esplosione, ai sensi dell'articolo 88-quater del D.Lgs. 626/94 (art. 2 del D.Lgs. 233/2003), il Datore di Lavoro ha l'obbligo di adottare, sulla base della valutazione del rischio, le misure tecniche e organizzative adeguate; in particolare egli deve:

a) evitare l'accensione di atmosfere aventi rischio di esplosione;
b) attenuare gli effetti pregiudizievoli di un'esplosione.

Scariche Atmosferiche

La norma a cui ci si deve riferire per la costruzioni di impianti di protezione dalle scariche atmosferiche è la Norma CEI 81-1 "Protezione delle strutture contro i fulmini".

La Norma è profondamente mutata rispetto l'edizione precedente e pertanto, preliminarmente, è necessario effettuare uno studio sulla necessità o meno di porre in essere un LPS (sistema di protezione contro i fulmini) secondo i dettami della nuova normativa.

La scelta se, come e quando, proteggere una struttura deve essere fatta dal progettista dell'LPS, il quale deve valutare il rischio relativo alla struttura e confrontarlo con il rischio massimo tollerabile.

Decreto

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